Vincenzo Maria Poggi

La sorella Gabriella scrive di Enzo

 

Nello scritto della madre, “Tanti anni insieme” dopo la perdita del marito, racconta la nascita del suo secondogenito con grande soddisfazione, osservando la bellezza del bimbo e il suo gagliardo appetito, 2 aspetti nei quali il primogenito Carlo le aveva dato grosse delusioni.

Ad un anno circa Vincenzo aveva corso un brutto rischio, avendo la sua carrozzina infilato una rampa di scale priva di controllo umano. Tutto è finito bene però.

Vincenzo già dall'età di 4 anni fa forti dichiarazioni, in occasione infatti del battesimo della sorellina Giuse, afferma: “quando divento grande divento un prete”, e subito assume il valore di una profezia.

Il carattere molto socievole del bimbo fa sì che a 6 anni, accompagnando la nonna Pina, malata, all’ambulatorio di radioterapia dell’ospedale, ambiente che incuteva un certo spavento al fratello maggiore futuro medico, Enzo diventa il cocco delle suore, anticipando un tipo di rapporto che gli sarebbe stato famigliare per tutta la vita.

Si manifestano anche caratteri di birichineria che avranno risultati imprevedibili, come all'età di 9 anni effettuare esperimenti pseudo scientifici quali l'eliminazione di bolle d’aria in un termometro a mercurio infilandolo nel brodo bollente, con conseguente contaminazione del brodo, o piantare un chiodo nel muro di cucina incontrando nel percorso il tubo del gas.

All'interno della numerosa famiglia, Vincenzo e Carlo come fratelli, vivono una condizione di simbiosi che si esprime con frasi come questa che può definire il tipo di rapporto che c'è tra i due: “Carlo, ho freddo, mettiti il maglione!”.

Negli anni dell’adolescenza, Vincenzo pratica con entusiasmo attività sportive quali il ciclismo e ne diventa anche vivace tifoso, con sveglie notturne per seguire la gloriosa gara delle Mille Miglia. Notevole l’exploit compiuto a 12 anni, essendo stato snobbato dal fratello Carlo e dai di lui compagni, Vincenzo decide di percorrere in bici la distanza Modena-Bologna e ritorno in solitaria, con vista delle 2 Torri da lontano.

A quella età, è la guerra a entrare in scena, e qui assiste al siluramento di una nave carica d’arance, frutti che per giorni continueranno a galleggiare di fronte alla spiaggia di Sanremo dove Enzo ed i fratelli sono stati condotti dal nonno a fare il bagno. I legami tra i membri della famiglia sono cementati in modo indelebile anche in seguito al clima di pericolosità in cui la guerra li pone.

 

La famiglia Poggi, da Modena si trasferisce a Bologna, poi a Padova.

A Padova, su consiglio del Vescovo Bortignon, il capo famiglia invita i figli a frequentare l’Antonianum, avviene così l’incontro con i Padri Gesuiti che doveva improntare la sua vita futura. Nel 1943 infatti chiede alla madre che cosa avrebbe pensato di lui se avesse preso la via del sacerdozio, e quando la notizia viene riferita al padre la risposta è che, secondo lui, contrariamente a quanto molti dicevano: “se uno doveva restarci beccato!”, singolare espressione di toscanaccio “non era il più grande dei figliuoli”, ma il cadetto. Intanto su Padova piombano bombe copiose e quando la famiglia si trova divisa tra due rifugi antiaerei sono il capo famiglia ed Enzo che ogni tanto assicurano i collegamenti tra i due tronconi, mentre Lorenzo, all'età di 2 anni, tiene allegra la compagnia cantando “Per mille anni pace e gioia” che qualche amante di Rossini gli ha insegnato.

Lo sfollamento a Montecchia, sui Colli Euganei, ritarda di circa un anno la partenza di Vincenzo per il Noviziato, che avviene dopo un periodo di crisi in cui una grave frattura ha allontana la mamma dalla famiglia per mesi e le vicende della guerra rendono la vita drammatica per tutti quanti.

 

Enzo compie il salto all'età di anni 16 nel giorno di S. Caterina, nell'anno 1944.

Da allora per anni le sue visite alla famiglia saranno rare perchè le regole dell'Ordine sono in quegli anni molto rigorose. Ma una fitta corrispondenza si stabilisce tra lui e la madre, e non ci sarà mai un momento di gioia o di crisi che non sia condiviso con grande partecipazione tra i due. Quando le regole diventeranno più elastiche, la presenza in famiglia del “Sere” (un modo per riferirsi a un sacerdote che aveva radici toscane) sarà invocata per celebrare matrimoni, battesimi, funerali, anniversari, e le parole pronunciate come omelia, in tali occasioni verranno diffuse anche tra quelli che non avevano potuto essere presenti. In occasione della solenne ordinazione di Padre Vincenzo a Chieri (in provincia di Torino), dove la casa già abitata dai Poggi della generazione precedente era ancora indenne, fu l'occasione per una foto di famiglia proprio di fronte alla casa di un tempo.

Durante la prima S. Messa del neo sacerdote viene da lui posta la domanda alla sorellina Isabella: "Di chi e’ la festa oggi, mia o tua ?" Vincenzo riceverà come risposta: "Oggi è la festa di Gesù che viene da noi". 

 

Anche Gian Franco ha scritto per il fratello Vincenzo, in occasione di uno degli anniversari dell'entrata nell'ordine.

Per descrivere la vita monastica di Padre Vincenzo Poggi S. J. si può fare riferimento al tributo di Edward G. Farrugia, S.J. sul periodico Orientalia Christiana Periodica, in occasione della morte di Padre Poggi nel 2016.