Mons. Pio Carlo Poggi

Quattordicenne entra nelle file della nascente azione cattolica.

Nel 1926 scrive per "L'avvenire", settimanale dei giovani cattolici Toscani e l'anno seguente entra a far parte della redazione come impaginatore.

Nel 1928 è redattore de “L'unità cattolica”, il glorioso quotidiano cattolico fiorentino che fu palestra di aspre e appassionate battaglie dei difficili tempi, che seguirono la prima grande guerra.

Il giovane manda avanti con una certa difficoltà gli studi universitari nella facoltà di giurisprudenza, anche in vista di poter essere di aiuto ai suoi famigliari. Giunto quasi alla laurea, inizia a far pratica presso lo studio del famoso avvocato Giovanni Rosadi, ed eccolo alle prese con i codici ed i processi.

Ma Carlo con una condotta così irreprensibile capisce presto che quella non poteva essere assolutamente la sua strada.

 

A seguito di un grande litigio con il fratello A. Raul e ad esperienze mistiche come quella del 1928, in cui alla festa di San Luca evangelista a Bologna, alle 7 del mattino sconvolto sale il sacro colle della Madonna di San Luca e dopo aver ascoltato la Santa Messa davanti alla venerata immagine della Madonna, arriva a decidere l'ingresso in seminario, e fa voto di perpetua castità.

 

Entra poi in seminario, periodo non facile per chi come lui è abituato alla vita libera e fatta di molteplici contatti con gli altri.

La disciplina dell'obbedienza totale, la monotonia della pratica del silenzio, con la personalità di Carlo incline alle più spigliate conversazioni, sono prove molto dure.

In obbedienza al volere dei superiori termina gli studi giuridici e consegue la laurea nel '29.

E così da diacono, il 17 luglio 1932 nella Basilica di S. Giovanni a Firenze per mano di S.E. mons. Elia Dalla Costa, Arcivescovo di Firenze, Carlo riceve la S. Ordinazione Sacerdotale.

 

Ordinato sacerdote viene assegnato alla Chiesa dei santi Gervasio e Protasio a Firenze e vi rimane parroco a vita.

 

Precedentemente aveva già svolto delle funzioni come vicario cooperatore o curatore ed era stato apprezzato per la sua comprensione dei fatti economici.

Subentrato al suo predecessore don Alfredo che muore per una grave malattia a 64 anni, contribuisce a lanciare il primo congresso eucaristico parrocchiale in preparazione di quello diocesano che ci sarebbe stato otto mesi dopo.

Una delle sue invenzioni è stata la messa festiva alle ore 12.

Introduce un corso di istruzione religiosa in modo che la gente potesse apprezzare e vivere più intensamente le varie festività dell'anno.

Sposta la data della celebrazione dei santi protettori Gervasio e Protasio, alla prima domenica che segue il 19 giugno, per permettere maggiore partecipazione al popolo.

Da molto spazio alle iniziative della confraternita del SS. Purificazione di Maria Santissima e dedica un locale della sua Parrocchia a questa confraternita.

Si occupa della direzione dell'Associazione fanciulli abbandonati.

Mons. Pio Carlo iIspira la sua vita alla fede e alla carità per tutti.

Non rifiuta mai a nessuno un consiglio o un aiuto.

Nel passaggio della guerra e nel periodo dell'alluvione rivolge ogni energia per alleviare il dolore e organizzare i soccorsi.

Il suo stato di salute compromesso dall'ingrassamento lo costringe a ripetuti interventi chirurgici, ma nonostante questo riesce ad essere sempre presente come parroco. Sempre sereno nella lunga sofferenza, è fino all'ultimo guida illuminata e generosa, perchè egli soprattutto sente la sua missione di sacerdote e di parroco.

Del suo zelo pastorale resta a testimonianza la rinnovata Chiesa dei santi Gervasio e Protasio.

 

Nel '47 la presidenza del Consiglio dei Ministri gli concede la medaglia di bronzo al valore militare con la seguente motivazione: “la sua casa fu asilo ed ospedale, luogo di riunione, deposito di armi, centro di raccolta di smistamento di giovani che anelavano combattere per il supremo ideale della patria. Dalla sua pietà gli affamati ebbero pane, i feriti conforto, i morti la pace della sepoltura e ovunque nel suo rione parrocchiale sconvolto dalla furia devastatrice della guerra fu esempio di ardimento e figura luminosa di apostolo dell'amore di patria e della carità cristiana”.

 

Mons. Carlo Poggi come giornalista e direttore del giornale "L'Osservatore Toscano" si è battuto sempre a favore della pace in una pressoché continua situazione di guerra.

Muore nel 1970.

 

Dal suo testamento:

 

"... Voglio essere ricordato soltanto per quello che sono: Sacerdote e Parroco ...

Benedico tutti i miei cari Parrocchiani, pregandoli di voler perdonare ogni mia manchevolezza e scongiurandoli di non rifiutarmi una preghiera di suffragio ..."