Paola Poggi

Paola costituiva un ‘isola, avente se stessa come unico riferimento. Per questo quello che e’ riuscita a fare nella vita e’ esclusivamente merito suo. E glielo riconosco volentieri. Ma purtroppo tutti i meriti hanno un prezzo. Quello pagato da lei e’ stato un macigno che alla fine la ha trascinata in un abisso. Povera Paola. Voleva soltanto quello che quasi tutte le donne desiderano. Un amore e un figlio. Il primo l’ ha trovato, il secondo mai.

Paola aveva studiato alle magistrali, perche’ le sue composizioni pur essendo ben fatte non raggiungevano i livelli dell’ eccellenza tipici di alcuni tra fratelli e sorelle. Di questo cursus honorum dimezzato purtroppo soffri’ sempre, ma silenziosamente. Soltanto quando in eta’ matura (dopo i 50) incontro’ un gruppo di pentacostali rivelo’ rispondendo alle loro domande di avere sofferto molto per questa sua posizione di secondo livello in una famiglia con competitori brillanti.

Paola fu l’ unica a scegliere il pianoforte della mamma come passatempo-attivita’ culturale e questo richiedeva un grande coraggio perche’ per la mamma tutto era FACILE. Una volta richiesi a un grafologo professionista, perito del tribunale di Bologna di esaminare alcune scritture. Di quella di mia madre disse: Avrebbe potuto fare la concertista. Sicuramente avrebbe potuto farlo, ma poveri i suoi studenti. Per lei non esistevano ostacoli insormontabili. E quindi era molto esigente, piu’ di quanto un docente dovrebbe permettersi. Comunque Paola ebbe la costanza di imparare qualche pezzo classico di successo, e tastiera per tastiera penso’ bene di cimentarsi pure con quella della macchina da scrivere, diventando in poco tempo una dattilografa provetta. Il che le fece pensare che avrebbe potuto impiegarsi, oltre che nell’ insegnamento, campo per il quale si era preparata, anche per altre attivita’ di tipo burocratico. E se la cavo’ benissimo lavorando nella antica Banca del Monte di Bologna e Ravenna che gestiva le funzioni finanziarie dell’ Universita’ di Bologna. Piu’ tardi partecipo’ a concorsi pubblici che le diedero un impiego di ruolo preso il Ministero della Pubblica Istruzione, dove le colleghe la odiavano perche’ invece di chiaccherare lei svolgeva le pratiche con grande velocita’. Nel frattempo pero’ si era manifestata in lei una malattia che gia’ aveva reso la vita difficile alla sorella Annamaria, la forma bipolare. E il suo matrimonio con un maestro elementare di Viterbo soffriva di questa situazione e di altri problemi comportamentali del marito, che a differenza di lei soffriva di una forma depressiva mai curata.