Giuseppina Poggi

Questo impiego la tenne occupata fino al 1961 con grande soddisfazione da parte della famiglia per la quale si era spesa. Il motivo che la convinse a ritornare a Bologna in famiglia, fu la nomina a insegnante elementare a disposizione del Provveditorato agli Studi di Bologna, a seguito di un concorso vinto anni prima.

Si trovò, nell’Istituto Primodi’ a Bologna a fare i conti con un elevato numero di ragazzi sfavoriti dalla vita, la cui gestione era molto complessa. Ma riuscì a fare capire loro il valore di quello che insegnava, ottenendo dei risultati consistenti in alcuni dei casi più seri. Contro la sua designazione per l’anno seguente fu presentato un ricorso che però non ebbe seguito causa il successo da lei riportato.

Purtroppo il lato più favorevole delle scuole Primodi’, cioè la vicinanza al centro della città non fu ripetuto nelle future assegnazioni che videro Giuse sballottata in posti “fuori dal mondo” come Granaglione, dove la scuola mancava di servizi igienici e di riscaldamento invernale, cosicché bisognava al mattino scongelare l’acqua prima di potersi lavare.

Il luogo dove si trovò meglio fu la frazione di Quarto di Granarolo Inferiore, non troppo distante dalla sua abitazione di Bologna di via Ristori 3, dove per anni insegnò con amore e sapienza a classi in cui spesso erano presenti elementi di disturbo, ovvero ragazzi con patologie “caratteriali”. Nella gestione di questi studenti svantaggiati, gli psicologi di turno consigliavano ”amorevolmente” ai docenti, di assumere tranquillanti mentre vietavano rigorosamente la loro somministrazione ai portatori delle medesime.

 

Per una decina di anni Giuse ricoprì un ruolo di organizzazione, presso l'Istituto di Cultura Germanica nella dimora avita dei Conti Rossi, in Strada Maggiore 29.

 

Nel frattempo l’opinione negativa di Giuse sui metodi di insegnamento, era diventato un ostacolo alla buona riuscita del suo lavoro. La valutazione di successi e insuccessi scolastici tramite parametri burocratici cervellotici le aveva fatto maturare una sfiducia nel sistema e per una persona come lei che badasse alla sostanza, non c’erano grossi incentivi e gratificazioni. Dopo un bel numero di cicli quinquennali Giuse si ritirò dall’attività didattica.

Proseguì peraltro una vita sempre attiva di completa autonomia di gestione casalinga, contornata da vari interessi come letture, conferenze, concerti, cinema, visite a mostre, lavori a maglia, lavori di piccola sartoria per la sorella più sfortunata, camminate estive e invernali.