Giulia Romagnoli

E' la spiegazione di un sentimento suscitato nel giovane Enrico, studioso di legge, da una ragazza orfana, di nobile famiglia per parte di madre (il ramo dei Medici), e Borghesi per parte del padre.

Giulia, ragazza ribelle non segue le istruzioni del tutore, Conte Pieri, gonfaloniere di Siena, il quale la voleva ospitata in casa di una parente in attesa della maggiore età e poi unita in matrimonio a un membro della casta cui apparteneva sua madre.

All'età di 13 anni perde i genitori, prima il padre Ettore per una apoplessia seguita da congestione cerebrale e poi a distanza di due anni perde la madre, per febbre tifoidea.

Giulia spiega alle autorità competenti che la sua scelta era di perfezionare la sua educazione e quella della sorella in un ambiente religioso prima di decidere per il futuro.

La giovane aveva così fatto parlare di sé e destato ammirazione e interesse, anche agli occhi del giovane Enrico Poggi, che aveva richiesto a un parente di fargliela conoscere.

I due si incontrano a Barberino Val D'Elsa, a metà strada tra Siena (luogo di nascita di Giulia) e Firenze (luogo di nascita di Enrico). Dopo l’incontro, che vede i due giovani apprezzarsi a vicenda, segue la determinazione della data di nozze, senza indugio alcuno.

Si sposano il 22 giugno 1843.

La morte di Carlo, il fratello dello sposo, ammalato di TBC, obbliga a spostare la cerimonia che avrà luogo senza alcuno sfarzo nella cappella di palazzo Gherardi.

Giulia avrà una dozzina di gravidanze e per la maggioranza di esse soffre di un caso di eclampsia gravidica, con movimenti convulsivi dei muscoli abbinati a perdita di coscienza prolungata.

 

Enrico sarà in grado di starle sempre vicino, ignorando per fortuna la gravità del fenomeno, accettando che il fatto venisse curato dai medici con i salassi.

I primi 7 anni del matrimonio vengono vissuti dalla coppia in coabitazione con i suoceri, Pietro Giovanni e Anna. L'accrescersi della dimensione della nuova famiglia porta naturalmente ad un trasferimento al secondo piano, più ampio ed accogliente.

Segue il matrimonio tra Giuseppe Poggi e la figlia di Tancredi Canonico.

Fu la nuova coppia a condividere lo spazio con la vecchia generazione.

 

L’affiatamento tra i coniugi Enrico e Giulia era tale da creare incredulità nella società fiorentina dell’epoca, in particolare le matrone locali sostenevano che l’amore per i propri figli avrebbe dovuto superare largamente quello per il marito, mentre i Poggi la pensavano diversamente e venivano considerati un po' “strambi”.

Testimonianza di questo amore si ritrova nelle lettere che si scambiano, non solo quando le circostanze della vita li obbligano loro a separazioni più o meno lunghe, ma anche quando si trovano sotto lo stesso tetto.

Negli anni delle terribili disgrazie visitano la loro famiglia. La morte del primo dei maschi a 16 mesi per convulsioni (Gerolamo), la perdita della ragione di un altro figlio di tre anni per lo stesso motivo, la morte per TBC di un figlio venticinquenne, la morte post partum della seconda figlia e di un’altra figlia scrofolosa, a 18 anni.

Nonostante le gravi difficoltà incontrate nella vita, Giulia si esprime, in una delle lettere al marito, con accenti di gioia:

 

“La nostra vita è un continuo colloquio d’amore. E come potrebbe essere diversamente?

Abbiamo trovato tanta unione nelle nostre idee e nelle nostre abitudini, che nulla ci rimane da desiderare” e “Oh! L’amor puro per una creatura quale sei tu è la più sublime consolazione che abbia accordato il Creatore alle sue creature”.

 

Il coniuge Enrico, nel dedicarle qualche rima, si esprime così:

 

“Si meraviglia il mondo, Giulia mia,

che duri da tanti anni il nostro amore.

Stolto! Non vede quale indizio dia,

degli odierni costumi il suo stupore”

 

Il fatto di non poter presentare ai posteri una immagine della figura di Giulia dipende dalla sua grande riservatezza.

Si può riconoscere Giulia nel quadro gli Esuli di Siena, opera importante del pittore livornese Enrico Pollastrini (direttore dell'Accademia di belle Arti di Firenze) che comincia nel '43 e arriva a compimento nel 1856.

Ritratto di una scena patriottica, in cui Giulia viene rappresentata nelle vesti di una degli sconfitti di Siena, che impedisce al figlio di accettare il pane offerto dai soldati austriaci. Il quadro viene distrutto durante il secondo conflitto mondiale e se ne conserva solo la riproduzione fotografica.

 

Giulia partecipa alle feste popolari che all'epoca esaltano le riforme toscane.

Si occupa di realizzare nastri, coccarde, bandiere bicolori poi tricolori, che consegna in gran numero, insieme con piccole croci ai volontari, amici e parenti che poi partiranno per le battaglie risorgimentali.

Giulia preferisce che Enrico si impegni nei compiti di storico e di giudice, piuttosto che nel ruolo di legislatore, in un contesto politico che entrambi non approvavano.

 

Nel 1859 la Toscana si libera della monarchia del granduca e con il plebiscito sceglie per il futuro una monarchia costituzionale italiana ed avrà come re Vittorio Emanuele di Savoia, come si evince dal documento patriottico emesso dalla Corte Suprema di Cassazione nel 1859 che mostra la seguente votazione:

 

numero di toscani concorsi a dare il voto: 386.445

voti per l'unione alla monarchia costituzionale del re Vittorio Emanuele: 366.571

voti per il regno separato: 14.925

voti dichiarati nulli: 4.949

 

In occasione della celebrazione del centenario dantesco del 1865 in Toscana, Giulia molto coinvolta nell'organizzazione dell'evento, si rende conto con rammarico che nel culto di Dante era sempre presente anche quello di Beatrice, mentre la figura della moglie fedele, rimaneva nell'ombra. La buona moglie di Dante, Gemma Donati, lo aveva seguito nelle sue peregrinazioni di esule, allevando i figli e sostenendolo nel difficile cammino. Giulia, potendo esprimere la sua protesta di fronte a Cesare Cantù, gli ispirò l’iniziativa di incaricare una poetessa di sua conoscenza, Erminia Fua Fusinato, di scrivere un elogio in versi dedicato alla sfortunata Gemma. La poetessa diede subito un saggio delle sue capacità di versificatrice, e così la moglie trascurata ottenne un dovuto riconoscimento, quale persona degna di vivere accanto all’illustre fiorentino, e di essere ricordata dai posteri.

Giulia muore a causa di un incidente domestico, nel 1883.

Il marito sconsolato decide di scrivere una biografia sull'amata consorte, “La vita di Giulia Poggi (nata Romagnoli)”.

foto di Giulia Poggi Romagnoli