Cesare Augusto Tallone

(1895)

e ha dato alloggio ad ufficiali dell'armata napoleonica. Cesare Augusto viene educato in collegio a Chivasso, a 40 km dalla famiglia. Anche i 2 fratelli più piccoli Alberto ed Ermanno seguono lo stesso percorso, visti gli esiti positivi degli studi di Cesare. Il papà Cesare, da direttore dell'Accademia Carrara di Bergamo, nel 1899 vince la cattedra di pittura e di disegno del nudo all'Accademia delle Belle Arti di Brera a Milano, dove era stato studente. Cesare Augusto entra nel liceo Beccaria con una enorme sete di sapere. Il fratello Guido frequenterà a Brera la Scuola del nudo, tenuta dal padre. Il papà Cesare era solito ritrarre personaggi eminenti dell'epoca come il Re e la consorte Regina Margherita, presso lo studio di Brera. La mamma Eleonora scopre in via Borgonuovo a Milano un antico convento e vi prendono alloggio. Li verrà fondata la Maison Rustique, che in breve tempo diviene un centro di letterati e convegno di tutte le Arti sempre aperta a tutti, frequentata anche da Sibilla Aleramo. In quel periodo si delineavano nuovi orientamenti che mostrano segni evidenti di decadenza nella letteratura e nelle arti. Debussy e Ravel realizzano nuove sonorità in un più ampio e sciolto linguaggio musicale, mentre pittura, scultura e la stessa architettura, si liberavano dei canoni classici. Cade ogni morale e sorgono anarchia e confusione. Cesare Augusto vive come in un ardente nebulosa da cui nascono galassie di pensieri. I quattro fratelli vengono arruolati in anticipo di leva. Cesare Augusto diciannovenne una sera dell'anno 1915 a Milano si trova incolonnato tra i soldati di leva. Lui ed altri, finiscono a Salerno in una decrepita caserma borbonica. Scrive: “mi ero imposto di non aderire ad alcun atto di protesta ne di lamentarmi perché inutile e dannoso, imparando che con la fatica e la disciplina ci si tempra. Concepivo la vita come una lunga strada fiancheggiata dalla rinuncia e dal sacrificio con il dovere al centro”. Al fronte “Ciò che più lacerò le nostre carni e le nostre anime fu il tragico errore della nostra artiglieria entrata in azione per proteggere la nostra avanzata, che colpì noi a causa del tiro troppo basso” scrive Cesare Augusto. Torna ad Alpignano, dove Francesco Romani apre una fabbrica di pianoforti. Esplode la sua vocazione per la musica. Cesare Augusto scrive: “tutto mi sembrava più comprensibile nel linguaggio cosmico della musica”. Teresa, la sorella, si fidanza con il critico d'arte Enrico Somaré. Emilia sensibilissima pianista si fidanza con Oreste Ferrari, traduttore di Goethe, intimo amico di Cesare Battisti. Cesare Augusto vive intensamente tra lavoro, studio del pianoforte e lettura dei classici, lontano dagli ambienti mondani. “Mi ero ormai reso conto che alla gioia subentra solitamente il dolore e mi preparavo ad ogni mutamento della sorte proteso verso un ideale da raggiungere. Evitavo le compagnie volgari e coltivavo quelle amicizie che mi attraevano per il fascino della loro saggezza”. Dopo la morte del papà si trasferisce in Brianza, terra di artigiani e di agricoltori, di antica tradizione religiosa. Sobrietà ed eccezionale attitudine al lavoro contraddistinguono le persone che incontra. Alloggia presso una famiglia di falegnami dove inizia a lavorare. Nel tempo libero oltre che allo studio del pianoforte, si dedica a quello del violino e del contrabbasso. Concepisce il lavoro non in funzione di un successo personale, ma nella visione di un utile da rendere alla sua nazione e all'arte. Intuisce che l'ostacolo maggiore per l'affermarsi del pianoforte italiano derivava dall'abuso di false marche. Si trattava di un'intesa tra costruttori e negozianti, favorita dall'incompetenza generale e dallo snobismo degli acquirenti. Circolavano più di 50 denominazioni esotiche che intralciavano l'espandersi delle case italiane, che fieramente applicavano la loro firma autentica. Cesare si impegna in una campagna giornalistica, contro l'abuso delle false marche. Tiene conferenze al Lyceum femminile di milano e ricorda agli artigiani come il più grande genio del suono Stradivari era proprio italiano, e che a Bartolomeo Cristofori da Padova è dovuta l'invenzione del pianoforte. Non progredisce molto come pianista, in quanto la sua attenzione viene assorbita dall'ascolto dei suoni e dal loro sviluppo ascensionale. Il papà Cesare muore nel 1919. Conosce la futura moglie Lissy, protestane, tedesca che accetta di sposarlo secondo il rito cattolico, in cambio il marito Cesare imparerà la lingua tedesca. Parte per la Germania, cultura vivace e stimolante per lui, per affinare le competenze tecniche presso la ditta produttrice di pianoforti Blutner, che gli avrebbe permesso di svolgere al meglio il suo lavoro presso la ditta Zari. Giunto in Germania viene segnalato dall'Italia da personaggi anonimi che lo faceva apparire come una spia industriale, che avrebbe costituito un pericolo per la ditta ospitante. Viene cacciato dalla direzione come indesiderabile. Dalla Germania torna comunque dopo aver superato un esame che lo qualifica come intonatore e accordatore da concerto. Con l'appoggio di Anelli di Cremona e Restagno di Torino viene varata la legge che vieta l'adozione di marche straniere su pianoforti di fabbricazione nazionale. Si licenzia dalla Ditta Zari perché vuole essere l'artefice di un suono italiano nuovo, nel pianoforte. Diviene in breve tempo l'accordatore preferito dai milanesi. In previsione delle nozze si assicura una seconda fonte di guadagno, attraverso la rappresentanza delle case produttrice di pianoforti, la Berdux di monaco e la Bosendorfer di Vienna. Si sposa il 27 agosto 1930 con Lissy nella chiesa di San Babila a Milano. Cesare Augusto ha sempre chiaro il suo obiettivo di raggiungere il suono italiano con il pianoforte da concerto. Per un decennio esercita l'attività di accordatore e intonatore da concerto con i maggiori pianisti italini e stranieri tra cui il maestro Vanzo direttore d'orchestra alla Scala che lo introdusse a Toscanini, il maestro Anfossi dove conobbe Arturo Benedetti Michelangeli e Luisa Baccara da cui venne chiamato ad accordare il pianoforte di D'Annunzio al Vittoriale. Accorda ed intona pianoforti di villa in villa. Nasce la prima figlia Elisa. Il fratello Alberto, detto Madino elegge Parigi come dimora e vi apre anche la stamperia che raggiunge una fama tale, da attrarre le personalità del tempo. Cesare Augusto sceglie una sede settecentesca per la sua bottega dei suoni in via del Bollo, dove ci sarà un laboratorio e tanti pianoforti. Trascorre circa un anno dentro i rifugi sotterranei, con Lissy in stato di gravidanza. Nasce Roberto in totale atmosfera di guerra. Finalmente nel 1940 inizia a produrre pianoforti in proprio aprendo una casa-atelier in via del Bollo a Milano. La Rai televisione, ricorrendo il tricentenario della nascita di Bartolomeo Cristofori, indice un concorso pianistico nazionale. Il premio messo in palio era costituito da un pianoforte Tallone, per documentare la continuità di un primato italiano in “costruzioni sonore”. Vincitore risulta il siciliano maestro Eli Perrotta. Tallone crea il primo pianoforte da concerto italiano. Pianisti e Conservatori si dotano di pianoforti Tallone. Intercala il suo lavoro di “artefice in costruzioni sonore” con l'assistenza tecnica a celebri pianisti. Si reca sovente a Parigi e a Londra dove ottiene il più lusinghiero riconoscimento dal costruttore di pianoforti Steinway. Viaggia in Portogallo, Spagna, Germania, Austria e Giappone fino a Montreal e a Toronto, Israele e Gerusalemme. Il Giappone è sede di frequenti viaggi in quanto si occupa dell'insegnamento per produrre un pianoforte con un bel suono, all'interno degli stabilimenti Yamaha. Muore nel 1982 a Milano.

 

(tratto d'autobiografia di C. Augusto Tallone, “Fede e lavoro – memorie di un accordatore”, edito Laboratorio grafico Veniano, 1978).