Giuseppe Poggi

Il successo riscosso è legato alla sua qualità nel coniugare uno stile neo-rinascimentale, consono alla storia cittadina, con le nuove mode, nello stile dei parchi all'inglese.

 

Giuseppe Poggi nell'età del risorgimento

 

Come partecipante alle guerre risorgimentali, Giuseppe Poggi ebbe il battesimo delle armi a Curtatone e Montanara e fu uno dei patrioti che l'Università di Pisa mandò a combattere. Dopo di questo, dedicò il resto della sua vita a rendere la città di Firenze capitale, ospitale, sicura e moderna.

 

Il piano di Giuseppe Poggi per Firenze capitale (1865)

 

Le condizioni per il trasferimento della capitale d’Italia a Firenze maturano nel 1864 e la convenzione siglata nel settembre di quell’anno tra il governo Minghetti e Napoleone III prevedevano lo spostamento della capitale da Torino ad un’altra città del Regno. La scelta cade su Firenze e viene fissato il trasferimento entro i sei mesi successivi.

La necessità di realizzare il passaggio rapidamente esclude la possibilità di costruire ex novo gli edifici governativi.

L’adeguamento delle strutture urbane all’interno della cerchia muraria è affidato all’Uffizio d’Arte del Municipio – il servizio tecnico comunale – diretto dall’ingegnere Luigi Del Sarto.

 

Dell’elaborazione del piano di ampliamento viene invece incaricato, fin dal novembre 1864, l’architetto Giuseppe Poggi. Fautore del classicismo architettonico di Pasquale Poccianti, di cui nel 1850 sposa la figlia, Fulvia.

Il Poccianti è autore di architetture molto gradite al granduca Ferdinando III.

Poggi diviene uno dei più affermati professionisti fiorentini del tempo. La sua cultura architettonica e tecnica di elevato livello si forma a Firenze e si evolve ed arricchisce a seguito dei viaggi compiuti in Francia ed Inghilterra.

 

Il progetto di Giuseppe Poggi deve rispettare le seguenti richieste:

- provvedere ai nuovi alloggi e servizi per l'aumento della popolazione dovuto all'arrivo di impiegati per gli uffici della capitale;

- coniugare interessi pubblici e privati limitando la speculazione;

- difendere la città dalle piene dell'Arno (memori della recente alluvione del 3-4 novembre 1864 e di quella disastrosa del 1844);

- dare alla città un volto celebrativo, moderno e borghese, in linea con le evoluzioni di altre città europee.

 

È infatti a lui che si deve la trasformazione della città medicea e lorenese in una metropoli urbanisticamente di respiro europeo grazie al suo “Piano per il risanamento e l’ingrandimento di Firenze” (1867), comportante la creazione dei Viali di Circonvallazione e le relative nuove Piazze.

 

Una prima versione del piano, redatta con sorprendente velocità, viene presentata al Consiglio comunale già alla fine del gennaio 1865. Il 5 febbraio, appena arrivato a Firenze, Vittorio Emanuele convoca l'architetto Poggi a Palazzo Pitti. Nei “Ricordi della vita” (Firenze 1909), l’architetto definisce l'incontro «memorabile» per l’impaziente desiderio del re di vedere i disegni di progetto. La soddisfazione del sovrano si traduce nella nomina di Poggi a cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, e nell’approvazione degli elaborati.

 

Il piano di ingrandimento è commisurato ad un aumento di popolazione di circa 50.000 unità, che l'architetto prevede di insediare in una serie di quartieri disposti a corona, nella città antica. L'impianto dei nuovi quartieri è accompagnato dall’adeguamento delle principali reti infrastrutturali, alle quali è dedicata una particolare attenzione, e da un piano di lavori per la difesa della città dalle inondazioni.

Giuseppe trentatreenne aveva vissuto l'esperienza dell'inondazione del 3 novembre 1844 di Firenze e quindi si concentrò particolarmente sulla difesa della città vecchia e nuova dalle inondazioni, partendo dal concetto che la difesa andava fatta anche a sinistra dell'Arno riprendendo una vecchia concezione già affermata da Leonardo da Vinci.

La protezione dalle inondazioni si realizza attraverso un capillare lavoro di sistemazione idraulica del territorio circostante la città, che comprende l’approfondimento degli alvei di fossi e torrenti, l’assetto dei loro argini, la costruzione di spallette. Poggi inoltre progetta l’adeguamento del sistema fognario cittadino, incentrato su due nuovi grandi collettori sotterranei, uno a destra e uno a sinistra dell’Arno. Il piano prevede anche l’arretramento della linea ferroviaria che cinge a nord la città, e che viene pensata come nuovo limite all’estensione urbana. Poggi propone anche lo spostamento della stazione al di là del viale circondario, facendone il nucleo generatore di una ulteriore espansione edilizia da pianificare in un momento successivo. Questa proposta rimane sulla carta, mentre avrà seguito il progetto di decentrare i macelli in un grande complesso al margine dei nuovi quartieri settentrionali, e quello di realizzare caserme e un campo di marte per le esercitazioni militari, previsti in un primo tempo sulla riva meridionale dell’Arno davanti alle Cascine.

A questi nodi infrastrutturali Poggi aggiunge, a corredo delle zone d’espansione, una serie di piazze e l’inserto di qualche raro giardino, ritenendo le colline limitrofe e l’area delle Cascine, sufficienti a soddisfare il bisogno di verde, che il piano inizia a trasformare in un parco interno alla città.

 

Piazza Beccaria – Realizzata da Giuseppe Poggi, fu intitolata a Cesare Bonesana marchese di Beccaria nel 1876, su delibera della giunta di Ubaldino Peruzzi.

 

Piazza della Libertà – Segna il punto più a nord del centro storico di Firenze. Realizzata nell'Ottocento nel corso dei lavori per la creazione dei Viali di circonvallazione.

 

In seguito si creò sulla sponda opposta il viale dei Colli, ariosa passeggiata panoramica e al culmine del tracciato viene aperto un ampio belvedere, Piazzale Michelangelo, forse il suo capolavoro che esprime nel modo più scenografico il gusto ottocentesco per la veduta panoramica e al tempo stesso il trionfo del mito michelangiolesco.

 

Lo scopo dei viali non era puramente estetico, né era dettato ancora da esigenze del traffico veicolare. La loro principale funzione fu quella di saldare il tessuto urbano del centro con i nuovi quartieri semicentrali, in chiave di celebrazione della capitale e di decoro borghese.

In corrispondenza delle antiche porte di accesso alle mura, quasi tutte risparmiate, vennero create delle grandi piazze dalle quali si diramavano razionalmente strade ampie e rettilinee, dove sorsero numerose le residenze della borghesia, legata all'apparato statale ed alla corte reale, da poco trasferitasi in città.

Questo periodo coincise con il periodo di Firenze Capitale, quando cioè la città fu capitale d’Italia, tra il 1865 e il 1871.

 

Nella parte a nord dell’Arno, lo stradone circondario che prende il posto delle mura costituisce al tempo stesso la linea di cerniera tra la parte antica e quella nuova della città e uno spazio urbano monumentale, con il compito di rappresentare Firenze nel suo nuovo rango di capitale. Ideato, per ammissione dello stesso Poggi, sul modello dei boulevards parigini, il viale ha un carattere continuamente mutevole, in parte perché l’edificazione, pur regolata dal sistema dell’esproprio e della rivendita in blocco delle aree con precisi obblighi a una società costruttrice, è lasciata all’iniziativa di privati.

I principali snodi viari, per lo più segnati dalla presenza delle porte urbiche superstiti all’abbattimento, conservate «come monumento d’arte e di storia», sono l’occasione per realizzare impianti unitari, di cui Poggi riesce a controllare il disegno. Al di là degli ovvi riferimenti all’urbanistica haussmanniana e al Ring viennese, il carattere “pittoresco” del viale, determinato dai mutamenti di tracciato e prospettiva, dalla varietà di soluzioni architettoniche, dall’inserimento di elementi memoriali le porte urbiche, il cimitero acattolico, la statua equestre di Vittorio Emanuele e quelle allegoriche delle città italiane previste all’ingresso delle Cascine, tradisce l’influenza della cultura urbana inglese.

La piazza ellittica che circonda porta alla Croce, con le sue facciate unitarie scandite da un ordine gigante su un alto basamento, realizza a Firenze il modello del circus (nell’urbanistica inglese, una piazza circolare con facciate unitarie), mentre lo spazio ovale attorno al cimitero acattolico ricorda quello del crescent (uno spazio pubblico semicircolare o allungato con facciate unitarie). Ancora più accentuatamente pittoresca è la parte del viale a sud dell’Arno. Qui l’altimetria del terreno, subito collinare, rende impossibile seguire il tracciato delle mura, che sono mantenute intatte. Lo stradone le costeggia nel tratto pianeggiante, e poi segue un tracciato più vasto, assecondando le curve di livello con larghi tornanti. Lungo il loro percorso, reso attraente dai continui scorci panoramici sulla città e dalle accorte sistemazioni a verde, Poggi prevede lottizzazioni per ville e villini, immersi nella quiete di una città giardino che si oppone, per carattere e destinazione sociale, ai quartieri operai e impiegatizi previsti a nord.

 

I nomi delle strade e delle piazze dei Viali delle Mura

 

I nomi dei viali e delle piazze vanno a celebrare personaggi della storia e sopratutto la famiglia reale dell’epoca che si trasferisce a Firenze quando questa diviene capitale del nuovo regno.

Durante il novecento molti nomi sono cambiati infatti partendo dalla Fortezza da Basso che è rimasta con lo stesso nome, si raggiunge Piazza Cavour, oggi chiamata Piazza della Libertà.

 

I cambiamenti di nomi delle piazze

 

Viale Spartaco Lavagnini era Viale Regina Margherita

Viale Giacomo Matteotti era Viale Principe Amedeo

Viale Antonio Gramsci era Viale Principe Eugenio

Viale Giovine Italia era Viale Carlo Alberto

Viale Giovanni Amendola era Viale Duca di Genova

Viale Fratelli Rossi era Viale Re Umberto

Piazzale Donatello e Piazza Beccaria rimasero le medesime

 

L'architetto Giuseppe Poggi trasforma Firenze da una città medievale ad una città moderna, che può ambire ad esser capitale di un regno, avendo un aspetto simile alle altre grandi capitali quali Vienna, Parigi. A lui si devono dunque, una serie di opere che hanno contribuito a porre le basi della Firenze moderna, la costruzione di quelle arterie e di quei servizi senza i quali la città oggi sarebbe definitivamente soffocata.

Si realizzano i viali e l'abbattimento delle mura. In una società con le carrozze, lui capisce l'importanza dei grandi viali di scorrimento, soprattutto il viale dei colli con la creazione di un punto panoramico, Piazzale Michelangelo.

Quello di Giuseppe Poggi è un nome noto ai fiorentini, basta ricordare la lapide posta a piazzale Michelangelo che suscita curiosità anche ai turisti frettolosi.

È l'architetto delle piazze alberate, dello spostamento dei mercati dall'ombelico della città, del primo acquedotto fiorentino degno di quel nome, degli argini sull'Arno a difesa del fiume, di quei quartieri oltre il viale, la cui misura ed equilibrio erano irrimediabilmente frantumati dalla rozza speculazione dell'ultimo dopoguerra, grazie a norme troppo permissive.

 

E' l'architetto che, quando viene proposto per la direzione delle Regie Gallerie di Firenze rifiuta perché non sente di avere una conoscenza sufficiente dei materiali ed autori, di cui dovrebbe occuparsi.

Il suo pensiero era:"gli uomini che si rispettano devono avere sempre in mente di non accettare se non quegli incarichi che senza illusione possono credersi idonei a soddisfare”.

 

Realizza infatti una parte di città che sarà un emblema di modernità in europa, in grado di soddisfare anche i piaceri della classe borghese. Nonostante le resistenze mostrate dalle autorità competenti viene autorizzata la costruzione di due locali di ristoro, uno nella loggia di piazzale Michelangelo, l'altro all'altezza di piazzale Galileo. Quest'ultimo, richiesto dai F.lli Mayeri per costruirci uno stabilimento chiamato Tivoli, con giardino, salone da concreti, caffè, bazar orientale, teatro diurno, fabbrica per birreria, tiro al bersaglio e gasometro per l'illuminazione dello stabilimento. Poi nel giardino una giostra ed altri divertimenti.

Il Tivoli viene realizzato, però ha breve vita, infatti cessa la sua attività con il trasferimento a Roma Capitale.

 

Nel dicembre del 1870, quando la Camera vota il trasferimento della capitale a Roma, molti degli interventi progettati sono ancora lontani dall’essere ultimati. I lavori relativi al piano di Poggi si chiudono solo nel 1877, senza peraltro riuscire a realizzare l’espansione edilizia prevista dal loro progettista. Altri lavori non saranno mai eseguiti o subiranno battute d’arresto e modifiche, come nel caso del riordinamento del centro cittadino. Il trasferimento degli uffici governativi, questa volta effettuato con estenuante lentezza, provoca anche stavolta disagi. La capitale lascia dietro di sé una situazione finanziaria comunale dissestata, e polemiche e inchieste sul modo seguito per condurre i lavori.

 

Molte accuse sono state rivolte al Poggi Architetto, addirittura di malversazione di denaro pubblico e di avere ingrandito la città distruggendo le mura e le porte, dimenticando che il consiglio comunale aveva nominato una commissione straordinaria per il problema della capitale a Firenze, che appunto autorizzava la demolizione del muro delle mura e le relative porte e che proprio il Poggi si era battuto per salvarne almeno due.

Lui affermava: "La seconda porta che mi fu più doloroso il demolire è quella denominata Guelfa, la quale, sebbene in cattive condizioni era sempre pregevole per il carattere artistico ond'era improntata. Protratta la risoluzione fino a 1871 fu puoi forza decidersi, perché pressati dalla società inglese che voleva compire i lavori in quella località. Allora feci notare al municipio, con diversi disegni, i risultati che ne sarebbero venuti, sia conservando, sia demolendo questa Porta". Si leggono tali parole nel libro che lui scrisse come difesa dalle accuse rivoltegli, “Sui lavori per l'ingrandimento di Firenze (1864-1877)”, editore Fiorentinagas.

Il grande urbanista muore nel 1901.